Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 10976 del 18.12.2023, ritorna sul rapporto tra pianificazione urbanistica e affidamento in capo al privato, pronunciandosi con riguar-do ad un immobile oggetto di vendita da parte di un Comune ad un privato, immobile con una più favorevole disciplina urbanistica al tempo della vendita, modificata in sen-so deteriore subito dopo la vendita al privato, in conseguenza dell’attività pianificato-ria del medesimo Comune.
Il Consiglio di Stato ha affermato che, benché il contratto non abbia ad oggetto l’attività di conformazione e trasformazione del territorio, nondimeno l’affidamento del privato può considerarsi sorto e qualificabile come “legittimo”, in quanto maturato in presenza di una serie di concomitanti circostanze che si reputano idonee a far sor-gere e consolidare “la fiducia”, “il convincimento”, “l’aspettativa” del privato sulla persistenza di quel regime urbanistico che disciplinava il compendio immobiliare.
Conseguentemente, è stato annullato lo strumento pianificario nella parte in cui ha in-trodotto una disciplina deteriore in assenza di motivazione rafforzata con applicazione della previgente disciplina urbanistica e con obbligo del Comune di riponderare la scelta pianificatoria relativa all’immobile oggetto del giudizio “con piena ed impregiu-dicata discrezionalità da parte dell’amministrazione, ma con congrua esternazione del-le ragioni giustificatrici della decisione che si adotterà”.