Il Tribunale di Latina, sez. II, sentenza 26 ottobre 2023, n. 2275 si è pronunciato sul tema del risarcimento del danno da “nascita indesiderata”, stabilendo che i danni, che costituiscono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento del ginecologo all’obbligazione di natura contrattuale gravante su di lui, spetta non solo alla madre, ma anche al padre, atteso il complesso di diritti e doveri che, secondo l’ordinamento, si incentrano sul fatto della procreazione, non rilevando, in contrario, che sia consentito solo alla madre (e non al padre) la scelta in ordine all’interruzione della gravidanza.

Va rammentato, tuttavia, che il risarcimento del danno per il mancato esercizio del diritto all’interruzione della gravidanza non consegue automaticamente all’inadempimento dell’obbligo di esatta informazione che il sanitario era tenuto ad adempiere in ordine alle possibili anomalie, o malformazioni, del nascituro, ma, come detto, necessita anche della prova della sussistenza delle condizioni previste dagli artt. 6 e 7, L. n. 194/1978 per ricorrere all’interruzione di gravidanza (Cass. civ. sez. III, 24 marzo 1999, n. 2793) nonché dalla prova, a carico della gestante, che qualora fosse stata informata dagli operatori sanitari circa la presenza di anomalie fetali, ella avrebbe optato per la volontaria interruzione della gravidanza.