Sta facendo molto discutere il principio di diritto affermato dalla Corte di Giustizia Europea nella pronuncia del 17 maggio 2022, ribadito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella pronuncia n. 9479 del 6 aprile 2023, secondo cui – qualora il titolo esecutivo sia rappresentato da un decreto ingiuntivo non opposto nel quale non è contenuta una specifica motivazione in ordine all’assenza di clausole abusive – la nullità del contratto può essere fatta valere, anche per la prima volta, in sede esecutiva.

Sul punto però non tutte le pronunce di merito via via pubblicate sono dello stesso avviso. È questo il caso, per esempio, della sentenza n. 1500 del 3 luglio 2023 con cui il Tribunale di Monza ha sancito che il principio affermato dalla Corte di Giustizia Europea non trova applicazione nel caso in cui l’abusività sia collegata a clausole di un contratto di fideiussione conforme al modello ABI 2005/2006.

Nel caso deciso dal Tribunale di Monza il fideiussore proponeva opposizione a precetto ex art 615 c.p.c. nei confronti del creditore lamentando la nullità del contratto di fideiussione per violazione della normativa sulla concorrenza, in quanto nello stesso sarebbero state presenti clausole conformi al modello ABI 2005/2006.

Si costituiva il creditore, contestando in fatto e in diritto la ricostruzione proposta dall’opponente.

Il Giudice si è pronunciato affermando che l’eventuale nullità del contratto avrebbe dovuto essere fatta valere in sede di opposizione al decreto ingiuntivo. Secondo il Giudice, infatti, una volta formatosi il giudicato per mancata opposizione, è preclusa la possibilità di sollevare in sede esecutiva censure in merito a quanto opinato dal giudice della fase monitoria.

Sempre secondo il Giudice la ridetta censura non può essere fatta valere in sede di opposizione all’esecuzione nemmeno sulla scorta dei principi espressi dalla recente sentenza delle Sezioni Unite n. 9479 del 6 aprile 2023 (che, come scritto, riprendono quello sancito dalla Corte di Giustizia Europea) atteso che, nel caso di specie, la disciplina è attratta dalla normativa anticoncorrenziale che trova fondamento nella Legge n. 287/1990 anziché da quella posta a tutela del consumatore.

Conseguentemente, non venendo in rilievo alcuna clausola “abusiva”, le censure concernenti la nullità del contratto per violazione della normativa anticoncorrenziale avrebbero dovuto essere fatte valere mediante la proposizione di una opposizione al decreto ingiuntivo ma sulle stesse si era ormai formata la preclusione derivante dal giudicato.