Con la sentenza n. 12307 del 15 giugno 2015 le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno risolto un contrasto risalente in giurisprudenza e in dottrina in merito alle modalità di contestazione della falsità di un testamento olografo, statuendo che la parte che contesti la autenticità del testamento deve proporre domanda di accertamento negativo della scrittura e che è a suo carico il relativo onere della prova.

Normativa di riferimento

  • Art. 602 cod. civ. Testamento olografo.
  • Art. 214 c.p.c. Disconoscimento della scrittura privata
  • Art. 216 c.p.c. Istanza di verificazione
  • Art. 221 c.p.c. Modo di proposizione e contenuto della querela

Contenuto della sentenza

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha proposto una soluzione alternativa a quelli che erano, fino a quel momento, i due indirizzi prevalenti ed opposti in materia di contestazione della falsità di un testamento senza sposarne uno dei due, bensì optando per un terzo orientamento. La sentenza analizza minuziosamente le due posizioni, sottolineando come fossero entrambe fondate su ragionamenti logici e persuasivi ma, al contempo, viziate da difetti strutturali.

a) Secondo il primo, e maggiormente diffuso indirizzo, il testamento olografo, nonostante gli stretti requisiti formali di cui all’art. 602 c.c., costituisce comunque una scrittura privata e, quindi, è sufficiente per colui il quale ne contesti la veridicità, limitarsi a disconoscerlo ex art. 214 e ss. c.p.c.. Ne consegue che l’onere della prova graverà su colui il quale abbia interesse al testamento, che dovrà proporre istanza di verificazione al fine di dimostrare in giudizio la sua provenienza dal de cuius.

b) La tesi contrapposta invece ritiene necessario, ai fini della contestazione della autenticità di un testamento olografo, la proposizione di una querela di falso ex. art. 221 e ss. c.p.c., con conseguente onere probatorio a carico di colui che lamenti la non genuinità del testamento. Ciò in quanto, pur non costituendo atto pubblico, si tratta di un atto di rilevanza sostanziale e processuale particolarmente elevata tale che la contestazione della sua autenticità rappresenta eccezione di falso, proponibile unicamente tramite querela di falso. Inoltre, si sottolinea, l’azione di disconoscimento può essere esperita solo da chi ha materialmente formato quell’atto; nel caso del testamento chi ricorre in giudizio è un altro soggetto, terzo, che, di conseguenza, non è legittimato a proporre disconoscimento.

Le Sezioni Unite risolvono infine il contrasto ritenendo di non condividere nessuna delle suesposte interpretazioni ma richiamando un terzo principio che faceva già parte del panorama giurisprudenziale.

Viene dunque sposato tale orientamento esprimendo il seguente principio di diritto: “La parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, grava sulla parte stessa”.

Conclusioni

In termini pratici la Suprema Corte ha elaborato un nuovo indirizzo secondo il quale, da un lato si evita a colui che intenda contestare la veridicità del testamento olografo la proposizione di uno strumento processuale come la querela di falso che allungherebbe notevolmente i tempi; dall’altro non si pone totalmente a carico di chi si affermi erede l’onere della prova sulla validità del testamento.

Le ragioni su cui la Cassazione ha fondato tale presa di posizione, espressamente richiamate in sentenza sono le seguenti:

  1. la necessità di mantenere il testamento olografo nella categoria delle scritture private;
  2. la necessità di non riversare l’intero onere probatorio a danno di colui che si afferma erede, evitando al contempo l’equiparazione del testamento olografo ad una qualsiasi scrittura privata proveniente da terzi;
  3. la necessità di pervenire ad una soluzione rapida e rispettosa del principio di economia processuale, evitando un procedimento incidentale di querela di falso.