L’acquisizione da parte del medico del consenso informato costituisce prestazione altra e diversa da quella dell’intervento medico richiestogli, assumendo autonoma rilevanza ai fini dell’eventuale responsabilità risarcitoria in caso di mancata prestazione da parte del paziente.

Normativa di riferimento

  • Art. 32, Costituzione: “[I] La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.  [II] Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
  • Art. 13, Costituzione : “[I] La libertà personale è inviolabile.[II] Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. (omissis)”.
  • 33, L. n. 833 del 1978: [I] Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari. [II] Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, secondo l’articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. (omissis) [V] Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato”.

Contenuto della sentenza

Con la sentenza n. 19212 del 29 settembre 2015, la III sezione civile della Cassazione ha nuovamente precisato che l’acquisizione da parte del medico del consenso informato costituisce prestazione diversa dall’intervento medico richiestogli, assumendo rilievo autonomo ai fini della responsabilità risarcitoria nel caso in cui il paziente non lo abbia prestato.

Così come espressamente affermato dal Giudice di legittimità, infatti, il consenso informato attiene al diritto fondamentale della persona ad esprimere consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, atteso che ai sensi del secondo comma dell’art. 32 della Costituzione “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Il trattamento medico terapeutico ha viceversa riguardo alla tutela del (diverso) diritto fondamentale alla salute di cui al primo comma del medesimo art. 32 della Costituzione.

Con la decisione in esame, la Corte di Cassazione ha inoltre ribadito che il consenso libero e informato è volto a garantire la libertà dell’individuo e costituisce un mezzo per il migliore perseguimento dei suoi interessi, consentendogli di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico o anche di rifiutare (in tutte le fasi della vita, pure in quella terminale) la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla.

Il consenso informato non può pertanto mai essere presunto o tacito, ma deve essere fornito espressamente, dopo avere ricevuto un’adeguata informazione, anch’essa esplicita ed adeguata al livello culturale del paziente, al suo particolare stato soggettivo ed al grado di conoscenze specifiche di cui dispone.

Conclusioni

Il medico ha il dovere di informare il paziente in ordine alla natura dell’intervento, alla portata dei possibili risultati conseguibili e delle implicazioni verificabili. In mancanza di consenso informato l’intervento del medico – al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità – è pertanto illecito.