Prima dell’entrata in vigore del D.P.R. 224 del 1988, poi trasfuso nel d.lgs. 6.9.2005, n. 206 (c.d. Codice del Consumo) il consumatore danneggiato da un prodotto difettoso aveva a disposizione solo lo strumento codicistico.

Successivamente, il Legislatore europeo è intervenuto con la direttiva 85/374/CEE, con la quale è stato adeguato il quadro giuridico alla nuova realtà economica e si è realizzato l’obiettivo di ravvicinare le legislazioni nazionali sul punto, eliminando le disparità esistenti nonché garantendo un livello elevato di tutela dei consumatori.

Normativa di riferimento

artt. 114 – 127 Codice del Consumo

Contenuto

L’art. 114 Cod. Cons. stabilisce che “il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del suo prodotto”.

Al fine di comprendere il contenuto di tale disposizione e, quindi, la natura della responsabilità del produttore, è necessario leggere il predetto articolo in combinato disposto con le altre disposizioni in materia e, in particolare, con l’art. 120 Cod. Cons. (rubricato: “Prova”).

Tale ultima disposizione prevede che il danneggiato debba provare il difetto, il danno e la connessione causale tra difetto e danno, non essendo, pertanto, richiesta la prova della colpevolezza del produttore, il quale può andare esente da responsabilità ove fornisca la prova dei fatti che possono escludere la responsabilità ai sensi dell’art. 118 Cod. Cons. ovvero:

“a) se il produttore non ha messo il prodotto in circolazione;

  1. b) se il difetto che ha cagionato il danno non esisteva quando il produttore ha messo il prodotto in circolazione;
  2. c) se il produttore non ha fabbricato il prodotto per la vendita o per qualsiasi altra forma di distribuzione a titolo oneroso, né lo ha fabbricato o distribuito nell’esercizio della sua attività professionale;
  3. d) se il difetto è dovuto alla conformità del prodotto a una norma giuridica imperativa o a un provvedimento vincolante;
  4. e) se lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche, al momento in cui il produttore ha messo in circolazione il prodotto, non permetteva ancora di considerare il prodotto come difettoso;
  5. f) nel caso del produttore o fornitore di una parte componente o di una materia prima, se il difetto è interamente dovuto alla concezione del prodotto in cui è stata incorporata la parte o materia prima o alla conformità di questa alle istruzioni date dal produttore che la ha utilizzata”.

Il Legislatore ha, comunque, previsto l’operatività di alcuni criteri basati sulla colpa: per esempio,  per quanto riguarda l’accertamento della difettosità del prodotto, nell’ipotesi di concorso del fatto colposo del danneggiato.

Da ciò ne consegue che la responsabilità del produttore costituisce un’ipotesi di responsabilità oggettiva “attenuata” o tendenzialmente oggettiva.

Vale sottolineare che la prova liberatoria non può essere precostituita, nel senso che qualsiasi patto che escluda o limiti preventivamente, nei confronti del danneggiato, la responsabilità del produttore è radicalmente nullo, ai sensi dell’art. 124 Cod. Cons..

Come anticipato, un’ulteriore causa di attenuazione della responsabilità è data dal concorso di colpa del danneggiato: quando il medesimo è stato consapevole del difetto del prodotto e del pericolo che ne derivava e, incurante del rischio, vi si sia volontariamente esposto, il produttore non è tenuto a risarcire il danno

Sotto altro profilo, le disposizioni del Codice del Consumo forniscono indicazioni utili all’individuazione del danneggiato, del danno risarcibile, del produttore, del fornitore e del prodotto.

Per quanto concerne il soggetto danneggiato, il Codice non prevede alcun limite soggettivo, ovvero possono agire nei confronti del produttore sia gli acquirenti (anche professionali) del prodotto, sia i terzi non acquirenti né utilizzatori del prodotto che comunque sono stati danneggiati dallo stesso.

Tuttavia, la normativa di riferimento pone dei limiti per quanto riguarda i danni risarcibili.

Ed invero, ai sensi dell’art 123 è risarcibile:

“a) il danno cagionato dalla morte o da lesioni personali (danno fisico); nonché
b) la distruzione o il deterioramento di una cosa diversa dal prodotto difettoso” (e quindi il danno materiale), ma in quest’ultima ipotesi con un limite:- si deve trattare di una cosa “normalmente destinata all’uso o consumo privato e così principalmente utilizzata dal danneggiato” (uso privato), c) il danno alla cosa è risarcibile “solo nella misura che ecceda la somma di euro trecentottantasette”.

L’art. 115 Cod. Cons. offre anche una definizione di produttore (“è il fabbricante del prodotto finito o di una sua componente, il produttore della materia prima, nonché, per i prodotti agricoli del suolo e per quelli del dell’allevamento, della pesca e della caccia, rispettivamente l’agricoltore, l’allevatore, il pescatore ed il cacciatore”) che abbraccia, non solo i soggetti che hanno partecipato al processo produttivo, ma anche coloro che si sono occupati della messa in commercio del prodotto, quale, ad esempio l’importatore.

In linea teorica, il fornitore del prodotto è esente da responsabilità. L’art. 116, Cod. Cons., tuttavia, chiama a rispondere il fornitore in presenza di tre condizioni: 1) se il produttore non è individuato; 2) se il fornitore ha distribuito il prodotto nell’esercizio di un’attività commerciale; 3) se non ha indicato, entro il termine di tre mesi dalla richiesta l’identità e il domicilio del produttore o della persona che ha, a sua volta, fornito il prodotto.

L’art. 115 Cod. Cons., oltre alla definizione di produttore fornisce anche la definizione di prodotto: “ogni bene mobile, anche se incorporato in altro bene mobile o immobile”, compresa l’elettricità.

Restano, pertanto, fuori dall’ambito di applicazione della normativa i beni immobili, i beni immateriali e le prestazioni di servizi.

Nel valutare se l’aspettativa di sicurezza è soddisfatta o meno, il  Codice del Consumo fornisce al Giudice alcuni criteri.

In primo luogo, si deve aver riguardo al modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, alla sua presentazione, alle sue caratteristiche palesi, alle istruzioni e alle avvertenze fornite.

Inoltre, va considerato l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere.

Infine, bisogna valutare il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione.

Nelle ipotesi di produzione seriale, occorre tener presente che il difetto può essere un difetto di fabbricazione che colpisce solo un prodotto all’interno di un lotto determinato: in tal caso, il “prodotto è difettoso se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli altri esemplari della medesimaserie”.

In ultimo, gli artt. 125 e 126 Cod. Civ. delimitano l’ambito di applicazione della disciplina da un punto di vista temporale.

Il diritto al risarcimento si prescrive in tre anni dal giorno in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza del danno, del difetto e dell’identità del responsabile.

E’ inoltre previsto un ulteriore termine di decadenza, nel senso che in ogni caso non può essere avviata l’azione giudiziale se sono decorsi 10 anni dal giorno in cui il produttore ha messo in circolazione il prodotto difettoso.

Conclusioni

I soggetti danneggiati hanno trovato nel Codice del Consumo un valido strumento di tutela, tuttavia, ad oggi, permangono differenze nelle legislazioni dei singoli paesi dell’Unione Europea.

A livello europeo, pertanto, si auspica l’intervento del Legislatore al fine di armonizzare la disciplina della responsabilità per danni da prodotti difettosi così da garantire un elevato grado di tutela dei consumatori.