“Grava sulla parte che richieda l’addebito della separazione l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale” (Cassazione, ordinanza n. 35296/23).
È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la recente Ordinanza n. 35296 del 18 dicembre 2023 con la quale è stata confermata la sentenza della Corte d’appello di Roma che aveva accolto la domanda di addebito della separazione formulata nei confronti di una donna che si era allontanata dalla casa familiare ed aveva intrapreso una relazione extraconiugale, sul presupposto che l’intollerabilità della convivenza sarebbe stata anteriore a tali condotte.
Secondo i giudici della Corte di Cassazione, in particolare, l’istruttoria svolta nell’ambito del giudizio di merito aveva infatti motivatamente indotto la Corte d’appello a ritenere indimostrato che i comportamenti della moglie si innestassero su una crisi matrimoniale pregressa.
Per tale motivo la decisione di accogliere la domanda di addebito doveva ritenersi corretta.

La Cassazione, con sentenza n. 32804 del 9 novembre 2021, ha affermato che in caso di decesso di una persona che abbia rilasciato una fideiussione, il valore dell’attivo ereditario si calcola senza tener conto del debito garantito, a meno che il fideiussore non sia deceduto avendo una posizione debitoria «certa ed attuale».
La Corte di Cassazione con la sentenza in questione, ribadendo in ambito civilistico quanto dalla stessa già espresso in ambito tributario, ha chiarito che nella formazione della massa ereditaria, secondo quanto previsto dall’art. 556 c.c., occorre detrarre dal valore dei beni compresi nell’attivo solo il valore dei debiti del defunto aventi esistenza attuale e certa nel patrimonio ereditario.
Secondo tale interpretazione, il debito derivante da fideiussione rilasciata dal de cuius è quindi detraibile se e nella misura in cui sia dimostrata l’insolvibilità del debitore garantito e l’impossibilità di esercitare l’azione di regresso.
Se, dunque, il fideiussore decede avendo una posizione debitoria «certa e attuale», allora essa si sommerà alle passività del defunto di cui tenere conto quando si effettueranno i calcoli per stabilire se siano state rispettate le quote di legittima riservate ai legittimari e si determinerà il valore dell’attivo ereditario da assoggettare a imposta di successione.
Viceversa, se il de cuius decede senza esser stato escusso, cade in successione solamente la posizione contrattuale che egli aveva nel contratto di fideiussione configurando una passività potenziale dal valore sostanzialmente irrilevante.
Se, invece, l’erede viene escusso dopo essere subentrato al de cuius nella posizione di fideiussore, si genera solamente una passività in capo all’erede trattandosi di una passività originatasi in capo a costui e non già di una passività maturata in capo al defunto.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 10976 del 18.12.2023, ritorna sul rapporto tra pianificazione urbanistica e affidamento in capo al privato, pronunciandosi con riguar-do ad un immobile oggetto di vendita da parte di un Comune ad un privato, immobile con una più favorevole disciplina urbanistica al tempo della vendita, modificata in sen-so deteriore subito dopo la vendita al privato, in conseguenza dell’attività pianificato-ria del medesimo Comune.
Il Consiglio di Stato ha affermato che, benché il contratto non abbia ad oggetto l’attività di conformazione e trasformazione del territorio, nondimeno l’affidamento del privato può considerarsi sorto e qualificabile come “legittimo”, in quanto maturato in presenza di una serie di concomitanti circostanze che si reputano idonee a far sor-gere e consolidare “la fiducia”, “il convincimento”, “l’aspettativa” del privato sulla persistenza di quel regime urbanistico che disciplinava il compendio immobiliare.
Conseguentemente, è stato annullato lo strumento pianificario nella parte in cui ha in-trodotto una disciplina deteriore in assenza di motivazione rafforzata con applicazione della previgente disciplina urbanistica e con obbligo del Comune di riponderare la scelta pianificatoria relativa all’immobile oggetto del giudizio “con piena ed impregiu-dicata discrezionalità da parte dell’amministrazione, ma con congrua esternazione del-le ragioni giustificatrici della decisione che si adotterà”.